14/02/2012

La Dieta Dukan: fa perdere peso, ma è sicura?

Sono molti i dietologi e i medici che bocciano il metodo Dukan come qualsiasi dieta iperproteica. Si tratta di un regime alimentare squilibrato nel quale è facile perdere peso, ma si sottopone il fisico ad uno stress notevole con i reni particolarmente affaticati dalla grande quantità di proteine assunte. I sostenitori della dieta proveniente dalla Francia ritengono che le carenze di vitamine e sali minerali possano essere facilmente ammortizzate tramite l’assunzione di integratori.

dukan.jpgI risultati, persino eccessivi a dire il vero, sono risultati visibili in mondovisione. 2 miliardi di persone hanno visto la bella Kate decisamente filiforme e si sono chieste quale regime alimentare avesse seguito. La risposta è proprio la dieta Dukan. In cosa consiste? Perché ha così tanto successo? Andiamo a scoprirlo.

La dieta Dukan prevede quattro fasi, oltre alla necessità di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.

1. La prima viene definita “di attacco”. Da 3 a 10 giorni a seconda del peso che si vuole perdere nei quali si possono mangiare esclusivamente alimenti altamente proteici (carne rossa e bianca, pollame, prosciutto sgrassato, uova, pesce, crostacei, latte magro, ecc.). Non ci sono restrizioni né sulla quantità né sulle combinazioni né sugli orari. Una pacchia per i carnivori.

2. La seconda fase è definita “di crociera”. Agli alimenti consentiti nel primo periodo si possono aggiungere alcuni tipi di verdure e legumi come pomodori, cetrioli, ravanelli, asparagi, spinaci, porri, insalate, fagioli, cavoli e funghi. Durante questo periodo si raggiungerà il peso forma.

3. La terza fase è la più importante, chiamata “di consolidamento” e che ha lo scopo di evitare l’effetto yo-yo con il recupero veloce di chili persi. Dovrà durare un numero di giorni pari al peso perso moltiplicato per 10. In questo periodo si potranno aggiungere degli amidi ma soltanto due volte a settimana e della frutta. Sono inoltre concessi due pasti “di gala” a settimana, evitando gli eccessi si possono ricominciare a mangiare gli alimenti fino ad ora vietati.

4. Ultima fase è quella “di stabilizzazione”. Si torna ad un regime alimentare normale, mantenendo un giorno della settimana nel quale consumare soltanto le proteine che erano consentite nella fase d’attacco.

Una persona che si sottoponga alla Dieta Dukan può di fatto mangiare molto, provando soltanto uno degli effetti più sgradevoli delle diete comuni: la frustrazione da privazione, ma non la “fame”.

Come visto nell’introduzione la dieta Dukan, creata dal dottore francese Pierre Dukan, è sulla bocca di tutti. Dimagrire tanto, in fretta e senza (troppi) sacrifici. Il sogno di tutte (e tutti) quelli che non vedono l’ora di ridurre il proprio peso per sfoggiare una silhouette finalmente invidiabile. Questa particolare dieta, dalle spiccate caratteristiche iperproteiche, è un enorme successo in Francia, ma sta conquistando una notorietà maggiore in tutto il mondo grazie ai tabloid inglesi che l’hanno individuata come quella scelta da Kate Middleton e dalla madre per mettersi in forma prima del Royal Wedding.

Basteranno ad evitare danni a lungo termine?

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Come eliminare i brufoli con la medicina naturale

brufoli.jpgI brufoli interessano prevalentemente la pelle del viso, soprattutto quella della fronte e del naso, dove le ghiandole sebacee sono presenti in quantità maggiore, ma i brufoli non disdegnano neanche il dorso, il torace, gli organi genitali, insomma, ce n’è per tutti i gusti. Tutto comincia perchè le ghiandole sebacee, producendo sebo in eccesso, si infiammano e sulla pelle appare un brufolo. Se l’infiammazione non riesce a trovare uno sbocco all’esterno, l’organismo tenta di circoscriverla in una sacca e si possono formare così piccole cisti che possono lasciare, una volta guarite, cicatrici permanenti.

Le cause scatenanti di brufoli e acne, oltre al fattore ormonale, sono le cattive abitudini alimentari, soprattutto i cibi speziati, gli insaccati, i cibi in scatola, dolci, bevande gassate, tutti alimenti che sovraccaricano l’apparato digerente che si sfoga con la comparsa dei brufoli. Anche le situazioni di grande stress incidono molto, l’organismo secerne cortisolo e adrenalina che attuano meccanismi di difesa, ma alterano l’equilibrio ormonale e questo risulta particolarmente evidente sulla pelle.

Infine, i brufoli, si scatenano anche nel periodo premestruale, in gravidanza e menopausa, sono periodi di variazioni di equilibrio a livello ormonale che possono determinare aggravamenti o miglioramenti.

La medicina naturale offre rimedi per eliminare i brufoli, a base di betulla, bardana, carciofo, rosmarino, ortica che depurano la pelle e l’organismo riducendo la componente infiammatoria e migliorando la funzionalità digestiva e intestinale. Prepara un olio che potrai applicare tutte le sere con uno di quei dischetti che si utilizzano per struccarsi o con un batufolo di cotone idrofilo: 3 gocce di olio essenziale di menta, 5 di olio essenziale di limone, 5 di olio essenziale di salvia, 2 di olio essenziale di timo in 50 ml di olio di mandorle. Ottime anche le maschere fai da te.

E se vuoi, invece, andare sullo spiccio, senza preparazioni complicate, per eliminare o meglio, ridurre le dimensioni dei brufoli, fai così: bagnata la pelle fino a quando non è umida, metti un po’ di dentifricio direttamente sui brufoli e lascia per circa 10 minuti. Non lasciare il dentifricio più del necessario, se inizia a bruciare, rimuovilo immediatamente. Una volta rimosso il dentifricio, idratare la pelle con una crema idratante adatta al tuo tipo di pelle. Una raccomandazione importante, non usare mai il dentifricio come una maschera, può causare arrossamento e bruciore. Non funziona per tutti, ma tentar non nuoce.

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Cura della pelle grassa con brufoli

pelle grassa.jpgUn problema, quello dei brufoli e della pelle grassa con tendenza all’acne, che si manifesta non solo nelle giovanissime ma a tutte le età, da qui la necessità di affidarsi ad un rito quotidiano in grado di normalizzare l’iperattività delle ghiandole sebacee. La detersione deve essere meticolosa e specializzata in modo da eliminare qualsiasi traccia di trucco, sostanze nocive e il velo untuoso legato ai disordini sebacei per scongiurare la proliferazione di germi e batteri, responsabili di irritazioni, infezioni e brufoli.

I detergenti più adatti per contrastare brufoli e pelle grassa hanno formule delicate, ipoallergeniche, camaci di rimuovere il sebo e liberare, senza aggredire. Per completare l’igiene quotidiana di queste tipologie cutanee, il tonico appropriato deve essere senza alcool e leggermente astringente per chiudere i pori e affinare la grana della pelle.

Chi ha la pelle grassa tende a non idratarla correttamente, con la convinzione che diventi ancora più untuosa. Invece questo tipo di pelle va idratata in modo adeguato per preservare la sua validità, è necessario affisarsi a prodotti che mantengano costante il tasso idrico nei tessuti, tengano sotto controllo le secrezioni sebacee, contrastino la proliferazione.

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10/02/2012

Dieta flexitarian, la nuova moda arriva dagli USA

dieta.jpgUna dieta vegetariana ma non troppo? Ecco la dieta flexitarian, dedicata a tutte le persone che vorrebbero essere vegetariane ma che non riescono proprio a rinunciare alla carne. Effettivamente questa definizione fa un po’ sorridere ma è proprio così: un regime inventato in USA da Dawn Jackson Blatner, medico dietista. Fa sorridere anche perché non sembra una grande innovazione, visto che nel suo programma alimentare ampio spazio è dato a frutta e verdura, con l’inserimento, pochi giorni a settimana, della carne. Ma non è proprio quello che la gente mangia normalmente, non sapendo di seguire la sedicente dieta flexitarian?

Essere vegetariani è una scelta molto personale ma trovo un po’ assurdo dire: “Sono vegetariano, ma non del tutto”. Non trovate?

Blatner ha però basato la sua ricerca sugli studi che negli anni hanno dimostrato come, chi segue la dieta vegetariana sia decisamente più in forma, più magro e più bello. Una dieta da circa 1300 calorie da seguire per due settimane: principalmente i pasti sono composti da verdura e frutta, con l’aggiunta ogni tanto di carne e pesce.

Una dieta sicuramente valida ma che in realtà è semplicemente basata sui principi di sana alimentazione che molti di noi seguono: dare più spazio a frutta e verdura, diminuendo la carne (ricca di grassi saturi) e carboidrati.

Non dimenticate che ogni giorno vanno anche consumati dei cereali , verdure e frutta, legumi tre volte a settimana e la carne e il pesce tre volte a settimana. Un esempio di menu che potrete seguire? Eccolo!

Per colazione consumate 250 gr di yogurt magro con cereali e una macedonia di frutta fresca o due frutti interi accompagnando il tutto con del tè verde o con una tazza d’orzo. A pranzo una zuppa di pesce con un contorno di verdure cotte o 150 gr di insalata condita con un cucchiaino di olio extravergine e una macedonia di frutta mista. Per cena un piatto unico composto da orzo in chicchi e fagioli messicani accompagnati da 150 gr di verdura di stagione. Condite il tutto con due cucchiaini di olio extravergine d’oliva e completato con un frutto e tre mandorle, o frutta secca.

Fonte: pourfemme

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09/02/2012

Alimenti privi di nichel, ecco quali preferire in caso di allergia

alimenti.jpgL’allergia al nichel è piuttosto diffusa, anzi, negli ultimi anni si è andato via via alzando il numero dei casi diagnosticati. I sintomi sono quelli ben noti, soprattutto riferiti alla sua forma più evidente, quella del contatto diretto con il nichel contenuto in un orologio, un orecchino, un bracciale o il bottone del jeans. In questi casi si avrà di sicuro prurito localizzato e dermatite da contatto, a volte anche con crosticine. Quello che però bisogna tener ben presente se si sviluppa questa sintomatologia è che il nichel (in quanto solfato) è presente anche in numerosi alimenti.

Quali? Di sicuro si trova nel buonissimo cacao, nelle nocciole, nella liquirizia, ma anche nei legumi come i fagioli e le lenticchie, acqua del rubinetto e cibi confezionati. Vanno dunque evitati questi citati ma anche tutti gli alimenti in scatola, gli asparagi, i funghi, le cipolle, gli spinaci, i pomodori, la lattuga e le carote; il tè, la farina integrale e quella di mais, le mandorle e le arachidi, la margarina, il lievito chimico, le ostriche, le aringhe ed anche alcuni frutti come le prugne e le pere. Tutti questi alimenti sono infatti solitamente ricchi di nichel, sostanza che si ritrova anche in altri cibi che però possono essere consumati seppur senza esagerare nelle quantità. Parliamo di cavoli e cetrioli, farina 00, riso, caffè, uova e olio di oliva. Dunque quasi tutti, un bello stress da affrontare.

Quali sono allora i cibi privi di nichel? Tutti gli altri: tendenzialmente tutte le carni ed i pesci (esclusi i citati) il latte ed i derivati compreso il burro, le patate, tutte le farine ed i derivati (esclusi i precedenti), ma si possono mangiare anche le gallette di riso, l’olio extra vergine di oliva (a crudo), le zucchine e le altre frutte e verdure non citate. A dire la verità le diatribe mediche sulla questione cibo-allergia al nichel, sono numerose, anche se si sta protendendo verso l’eliminazione dietetica delle fonti di rischio. Nell’organismo infatti la reazione allergica al nichel può scatenarsi anche all’improvviso, in seguito ad un accumulo eccessivo di sostanza tossica.

Dunque in caso di dermatite da contatto di nichel è opportuno parlare di questo aspetto con l’allergologo oltre che tenere presente gli altri sintomi correlati: afta ricorrente o gengive che tendono ad infiammarsi, gonfiore all’addome, senso di malessere e stanchezza, nausea e cefalea. Da ricordare infine che il nichel è presente anche in alcuni cosmetici.

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08/02/2012

I sintomi dell’infarto nelle donne spesso sono difficili da riconoscere... ecco come fare a fronteggiare la situazione

infarto,cura del corpo,infarto nelle donne,bellezza,segnali dell'infarto,sintomi infarto,saluteI sintomi dell’infarto nelle donne spesso sono difficili da riconoscere e questo può aumentare il rischio di non ricorrere ad un intervento di assistenza medica tempestivo, che è la condizione essenziale per salvarsi.

Come fare a riconoscere questi sintomi, per riuscire a fronteggiare la situazione?

SEGNALI DA NON TRASCURARE

Innanzi tutto bisogna ricordare che le donne possono trovarsi di fronte alla comparsa di sintomi da prendere in considerazione già un mese prima che si verifichi l’infarto. Fra questi segnali da non trascurare i più comuni sono i disturbi del sonno, il respiro corto e il senso di affaticamento. Tra l’altro i sintomi dell’infarto nelle donne, secondo gli esperti, non sono prevedibili come quelli che interessano gli uomini. Alcune ricerche specifiche hanno anche dimostrato che si può verifcare il caso in cui le donne non avvertono il dolore al petto, ritenuto dai medici il sintomo più evidente dell’infarto.

I sintomi dell’infarto che le donne possono avvertire un mese prima sono (dal più comune al meno diffuso):

Fatica insolita

Disturbi del sonno

Respiro corto

Indigestione

Ansia

I sintomi riscontrabili invece durante un episodio di infarto sono:

Dolori al centro del petto

Fatica insolita

Mancanza di coscienza o disorientamento

Respiro corto

Stanchezza

Sudori freddi

Vertigini

INFARTO: DIFFERENZE FRA UOMINI E DONNE

Le donne, a differenza degli uomini, possono avere come prima manifestazione clinica l’angina pectoris. Proprio per questo i dolori o i bruciori dietro lo sterno non devono essere sottovalutati, in modo da procedere ad una diagnosi e ad una terapia specifica per evitare l’infarto.

Mentre nell’uomo si manifesta il dolore al centro del torace, che si estende anche al braccio sinistro e che è un forte campanello d’allarme, nelle donne i sintomi sono più confusi e più difficili da interpretare. Per esempio alcune donne riferiscono di avvertire, fra gli altri sintomi, anche un dolore alla mandibola. La paralisi di metà corpo e i problemi di equilibrio sono più tipici dell’infarto maschile. É importante quindi cercare di non sottovalutare eventuali segnali che anche in modo sfumato possono far pensare al rischio di un infarto, tenendo presente pure che esistono dei fattori di rischio precisi.

Fra questi devono essere annoverati le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione, elevati livelli di colesterolo, il sovrappeso, la mancanza della pratica di un’adeguata attività fisica, il fumo e la predisposizione familiare.

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Infarto, tutti i sintomi che non ti aspetti

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L’infarto è di solito preannunciato da sintomi ben precisi. Su tutti, il dolore al petto, ma anche il senso di forte oppressione sul torace, il capogiro, la sudorazione fredda, nausea, vomito… Ma è anche vero che ci sono casi in cui si presenta senza preavviso. Oppure dopo aver dato segnali così apparentemente innocui, da risultare indecifrabili alla maggior parte delle persone. Se poi si pensa che circa il 20% dei pazienti di non hanno avvertito alcun sintomo, prima dell’evento, si capisce quanto complicato sia individuare con certezza le spie di un infarto del miocardio in arrivo.

L'importanza della diagnosi precoce nel trattamento dell'infarto
Considerando che la diagnosi precoce e tempestiva è l’arma numero uno per fronteggiare nel migliore dei modi l’infarto, è possibile individuare i campanelli d’allarme più difficili da interpretare? Proviamo a vederne alcuni. Con un’importante precisazione preliminare, però: non è il caso di allarmarsi inutilmente se questi sintomi si presentano singolarmente, perché presi da soli non significano assolutamente qualcosa di pericoloso per il nostro cuore.

    • Una ricerca dei National institutes of health statunitensi ha individuato alcuni sintomi specifici delle donne, ma difficilmente collegabili all’infarto in modo diretto: un mese prima dell’attacco, infatti, si può provare un senso di fatica insolita, disturbi del sonno, un senso di ansia, episodi di indigestione, difficoltà di respirazione (respiro corto).

    • Ci sono casi in cui si può provare un senso di pesantezza o stanchezza al braccio. Anche in questi casi, il rischio di confondersi con un movimento falso o qualcosa di simile è assolutamente normale…

    • I sintomi classici dell’infarto possono anche essere mascherati da problemi gastrici, per esempio una cattiva digestione, che si verificano in seguito a un pasto particolarmente abbondante.

  • Altre volte l’infarto si presenta dopo che il soggetto ha avvertito un leggero formicolio alle dita della mano sinistra, scambiato magari per un lieve addormentamento dell’arto dovuto a una posizione sbagliata. 

  • fonte: staibene.libero

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Colesterolo, troppi italiani a rischio non sono controllati

Contro il colesterolo e le malattie cardiovascolari non bisogna abbassare la guardia. Sono 109.518 gli uomini e 132.968 le donne colpiti ogni anno da patologie del sistema circolatorio: 130 mila da infarto miocardio acuto, 250 quelli che ogni giorno vengono colpiti da ictus, il 20% dei quali non supera la fase acuta. Questi i numeri che fotografano la realtà della malattia cardiovascolare nel nostro Paese, causa di morte più frequente perfino dei tumori. Una realtà strettamente collegata al colesterolo “cattivo” (Ldl), fattore di rischio che spesso non viene trattato in modo adeguato, nonostante la presenza di linee guida (Ncep National cholesterol educational program) e la disponibilità di farmaci ipolipemizzanti efficaci e sicuri.

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I fattori di rischio
Ma quali sono i fattori che permettono di fare l’identikit di un paziente a rischio? 
Primo tra tutti il fumo, seguito da stress, ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità addominale. E ancora, inattività fisica, scarsa assunzione di frutta e verdura e, in ultimo la non assunzione di alcool. Chi presenta tutti e nove i fattori di rischio, sostengono gli esperti, ha una probabilità di infarto di 330 volte superiore a quella dei pazienti che non ne presentano nessuno. 
Il problema è stato registrato dallo studio epidemiologico condotto sul colesterolo e sullo stato delle cure anticolesterolo in Italia. "L’indagine, effettuata presso 277 centri specialistici, ha permesso di raccogliere i dati di oltre 15 mila pazienti", spiega Claudio Rapezzi dell’Istituto di cardiologia del policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. "E dall’analisi dei dati raccolti sui soli pazienti riguardanti i centri di cardiologia, si ricava che nel 74% dei casi riguardanti persone dislipimediche, la malattia non viene curata in modo corretto; percentuale che aumenta (79%) nei pazienti ad alto rischio.

Redazione Staibene.it - Settembre 2008

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Infarto: quali tecniche utilizzare per prevenirlo

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Di cosa si tratta

È causato dall’ostruzione di un’arteria coronaria a causa della formazione di un trombo che occlude il passaggio del sangue, con conseguente impedimento dell’arrivo del sangue verso il tessuto miocardico che, in assenza di ossigeno, muore. I sintomi sono costituiti da un forte dolore a livello del petto, come una sorta di oppressione: la gravità è misurabile con la durata del dolore e le due misure sono direttamente proporzionali.
Le cause sono molteplici e dovute ad altrettanti fattori di rischio, che possiamo classificare in modificabili e non modificabili. Tra i non modificabili i principali sono il sesso, l’età e l’etnia; tra i modificabili, invece, abbiamo il fumo, l’obesità, l’assenza di sport, l’abuso di alcol e caffeina, un scorretta alimentazione e tutto ciò che nella vita possiamo cambiare a seconda della nostra volontà.

La prevenzione

La prevenzione costituisce la prima e forse la più importante difesa contro ogni malattia cardiovascolare (su tutte l’infarto). Oltre alla rimozione di fattori di rischio come il fumo, e l’adozione di uno stile di vita sano dedito al movimento e alla sana alimentazione, per prevenzione si intende sottoporsi periodicamente a controlli medici, che valutino il grado di funzionalità del nostro cuore. La medicina dispone infatti di strumenti che permettono di controllare il comportamento del muscolo cardiaco; vediamo quali sono le tecniche più importanti. L’elettrocardiogramma (ECG) registra l’attività elettrica del cuore; è fondamentale nel valutare lo stato delle coronarie e dei disturbi del ritmo cardiaco. Inoltre, se effettuato sotto sforzo, evidenzia alterazioni ischemiche altrimenti non riscontrabili a riposo. L’elettrocardiografia dinamica secondo Holter prevede la registrazione dell’attività cardiaca per tutto l’arco della giornata, ed è effettuata da un registratore portatile collegato a degli elettrodi che vengono applicati sul torace; nell’individuazione delle aritmie risulta utilissimo. L’ecocardiografia sfrutta la riflessione di un fascio di ultrasuoni da parte del tessuto cardiaco per dare indicazioni sui diametri degli atri e dei ventricoli, sulle condizioni delle valvole cardiache e sulla contrattilità del cuore intesa sia globalmente che per segmenti.
Sottoporsi a controlli ordinari sottoponendosi a questi esami è doveroso da parte di chi raggiunge una certa età, di chi ha già avuto problemi di cuore, di chi è diabetico o soffre di altre patologie. Non solo chi sta male deve monitorarsi, ma anche chi svolge un’attività fisica magari troppo intensa.

fonte: gli-esperti.it

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Tutti i rimedi utili contro il gonfiore addominale

addominale.jpgIl gonfiore addominale è davvero fastidioso. La pancia sembra un palloncino e anche i jeans fanno fatica a chiudersi. Ma come mai? La cause possono essere di diversa natura e di diversa gravità, spesso questo problema ha un’origine nervosa e psicologica. In linea di massima comunque può dipendere da un’intolleranza alimentare, quella più diffusa è sicuramente quella al lattosio, dalla colite o dalla gastrite. Ci sono diversi rimedi per tenere controllato il problema e ridurne soprattutto i sintomi.

La prima cosa che tengo a sottolineare riguarda lo stile di vita: condurre una vita sana, fare movimento e possibilmente mangiare a pasti regolari è un ottimo modo per moderare il gonfiore. Ricordo, inoltre, che è molto importante masticare piano e a bocca chiusa. Non è solo una regola di buona educazione, ma un modo per evitare di inghiottire meno aria.

Ora vediamo insieme la dieta da seguire, le tisane da assumere e quali cibi è consigliabile evitare.

La dieta contro il gonfiore addominale

Per seguire una dieta corretta per ridurre il gonfiore sarebbe opportuno sapere quale sia la causa. Qui trovate quindi delle regole universali: per evitare aria limitate il consumo di bevande gassate, di vino e di alcolici. Vi conviene mangiare spesso asciutto e ridurre le zuppe, soprattutto a base di legumi e cereali. Sono prodotti ottimi, ma tendono a creare gonfiore. Preferite le verdure appena scottate e riducete il consumo di zuccheri e carboidrati lievitati, come il pane, la pizza e la focaccia. Per ristabilire la flora intestinale, assumente dei probiotici e mangiate più yogurt.

Le tisane contro il gonfiore addominale

La dieta non è l’unico aiuto contro il gonfiore, anche le tisane fanno molto bene, soprattutto la sera, prima di andare a nanna. La raccomandazione è quella di essere regolari nell’assunzione: berne un goccio non serve. Ci vuole un po’ di costanza perché la fitoterapia faccia effetto. Una tisana molto nota e molto efficace prevede le seguenti dosi: Finocchio (40gr.), Anice verde (20gr), Cumino (10gr), Cardamomo (5gr), Menta piperita (5gr). Fate bollire l’acqua e lasciate il mix di erbe in infusione per almeno 10 minuti.

I cibi da evitare

Come detto prima, più che una vera dieta esistono dei cibi che vanno evitati. Abbiamo accennato alle bibite e ai legumi. Ricordate, inoltre, di preferire l’acqua ai succhi di frutta (soprattutto quelli a base di agrumi che creano molta acidità). Non bisogna mangiare la frutta alla fine del pasto, perché rallenta la digestione. È importante ridurre al minimo gli alcolici, anche la birra (molto gassata) e possibilmente anche fumare meno, perché favorisce ingestione di aria.

Fonte

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